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giovedì 19 giugno 2014

Ebay, caro vecchio amico!

E' passato del tempo dall'ultimo post pubblicato qui. Capita a volte. A me un po' più spesso. Ma chi segue il mio blog se ne farà sicuramente una ragione.
Son successe delle cose in questo... mh... quasi un anno. Ma definiamolo semplicemente lasso di tempo.
Son successe delle cose in questo lasso di tempo. Cose che mi portano via tanto tempo allo scrivere,commentare e soprattutto al mio adorato criticare!

Oggi non sono qui a criticare qualcosa, ma a promuovere le mie belle magliette in vendita su EBAY!


This is an item from the comfort line, with an illustration made by me printed on it.
It is for sale on many different platforms I have an account, and I am recently doing a sale on EBAY.
Sizes available are XS, S, M, L. Lady's slim fit, round neck cut, short sleeves.
I think the picture speaks for itself.
If more informations are needed, contact me through Ebay or the blog. Thanks!


XS on Ebay.
S on Ebay.
M on Ebay.
L on Ebay.

Need a bigger size? Let me know!

Per chi avesse un account Second Life, può trovare tante mie creazioni in vendita lì, nel mondo virtuale. Il blog del marchio è più aggiornato e seguito di questo.
Molto presto, tempo permettendo, ci saranno delle creazioni di abiti veri di stoffa molto più impegnative!

mercoledì 5 giugno 2013

Muenchener ComicFestival 2013

Ve la ricordate quella ragazzina di appena 19-20 anni che girava indaffaratissima per le fiere, parlava con tutti, conosceva tutti, ed era conosciuta da tutti?
Quella che nel giro di un paio d'anni ha iniziato a ricevere telefonate da chiunque organizzasse qualcosa riguardante il fumetto in giro per la Campania e che qualche volta ha fatto anche trasferte a Lucca e Milano per prendere parte a determinati progetti?
Sì, lei. Sembra si fosse nascosta da qualche parte, ma non è riuscita a nascondere troppo il suo io. L'abbiamo trovata.

Certo, hai capito bene: sto parlando di me. Siem, Siemgirl, Valentina. Mi conoscono tutti.
E se non mi conoscono, è perché ancora non hanno fatto 2 + 2. In fondo ho cancellato il mio vecchio blog con collezioni di foto di me con chiunque. E non foto da fan che fai alla fiera diecimila tutte uguali. Foto di dietro le quinte con autori, disegnatori, sceneggiatori, redattori, cantanti di sigle, organizzatori di mostre e fiere, aiutanti vari, poster e locandine.
Foto da dentro la sfera e non fuori.

Dicevo, vi ricordate certamente di me, voi fumettofili italiani.
Ho conquistato l'estero. Haha!

Rischio di essere fuorviante.
Volevo parlarti semplicemente della fiera del fumetto che si è tenuta a Monaco di Baviera dal 29 maggio al 2 giugno. Credo sia un racconto interessante per chi non c'è stato e anche per chi c'è stato. Quelli che ci son stati erano la maggior parte tutti tedeschi, ma c'era una bella fetta italiana.
Non solo i numerosi ospiti ma anche qualcuno del pubblico, me esclusa.
Me ne sono accorta quando spesso al mio stand mi chiedevano se fossi francese (?!?!?!?), alla risposta "No, italiana!" attaccavano tutti a parlare italiano e raccontavano d'essere italiani nati qui o arrivati qui per vari motivi. Figo!?

Il mio stand. Certo, quest'anno ho partecipato attivamente da ausstellerin allo stand di ToonsUp.
Se non sai cosa sia ToonsUp, fai un giro sul sito e registrati! E' una piattaforma per artisti e appassionati riguardante principalmente il fumetto e l'animazione.
Vi sono artisti che pubblicano anche altre forme di arte, ma principalmente è fumetto.
Gli artisti possono caricare i propri disegni online e tutti gli altri utenti possono leggere le loro storie, commentarle, votarle, partecipare alle discussioni dei forum.
La maggior parte degli utenti è di lingua tedesca. L'interfaccia è multilingue, può essere cambiata facilmente. Allo stand in fiera è venuto anche un ragazzo francese membro di ToonsUp. Quindi perché non estendere il tutto anche all'utenza italiana? Iscrivetevi!
Lo stand di ToonsUp ha distribuito delle cartoline stampate appositamente per la fiera, venduto fumetti realizzati dai suoi utenti, poster, tazze, borse, magliette e spillette.


Queste le cartoline che abbiamo distribuito al nostro stand. Io le trovo bellissime!

La fiera si è svolta in diverse località e svariati edifici in lungo ed in largo per Monaco. La sezione mercato era in KunstlerHaus (presso Lenbachplatz) e Altes Rathaus (presso Marienplatz).
Nel KunstlerHaus è stato possibile visitare le mostre, tra le quali i 75 anni di Superman, i 75 di Spirou e Gastland Italien (Nazione Ospite Italia); all'ultimo piano vi era una saletta per le conferenze e gli incontri, al primo piano gli stand delle case editrici grosse (tipo Panini).
Nel Altes Rathaus gli stand di collezionisti, fumetterie e case editrici più piccole od autoproduzioni.
Molte mostre sono disperse per la città, come quella tributo a Robert Crumb, nell'Amerika Haus.
Interessante sapere che vi era una mostra dedicata a Daan Jippes e Ulrich Schroeder, autori Disney, nella Mohr Villa... che si trova a mezz'ora di metropolitana+camminata sotto la pioggia+bestemmie varie, che si potrebbe riassumere in tedesco con am Arsch der Welt.
La cosa buona è che queste mostre (ad eccezione di quelle nella KunstlerHaus) sono visitabili fino a fine di giugno e molte sono ad entrata gratuita. La cosa cattiva è che hanno ben pensato di fare degli eventi coinvolgendo gli autori nei luoghi di queste mostre, e teleportarsi da un posto all'altro non era una cosa molto semplice.

Le mostre della KunstlerHaus che ho visitato erano molto carine ed interessanti. L'unico neo per me è stato che tutte le cartellette con le spiegazioni fossero in tedesco. Non che abbia problemi a parlare o capire la lingua, ormai, solo una noia mortale leggere duemila milioni di righe in piedi mentre ci sono tanti disegni da guardare! Non le avrei lette fino in fondo in italiano, figurarsi in tedesco!
Peccato, perché avrei potuto scriverti qui adesso qualcosa di carino che sicuramente non sai già e che io avrei potuto scoprire sulle cartellette.
Oh, beh! La mostra di Spirou erano tutte tavole in francese! Cosa avrei potuto capirci? Noia leggere i balloon!
Però almeno quella sugli italiani aveva il testo in italiano nelle vignette, dove c'era. Fantastico!
Soprattutto fantastico quel disegnatore che è stato uno dei primi ad arrivare alla Marvel, e che era ben riconoscibile per le sue tavole dipinte, che qualche anno fa (dieci forse? andavo al liceo!) era tanto adorato ed aveva fatto tanto scalpore...
Ma sì, proprio lui...


GABRIELLE Dell'Otto! Come dimenticarselo?!
Ero io lì, in mezzo a mezzo milione di tedeschi che secondo me neanche ne avevano sentito mai parlare, e ridevo. Ridevo come una pazza. Non è possibile!
Questa è l'unica foto di mostre che ho scattato. Bellissima e significativa vero?

A proposito di fumetto italiano.
Cercavo tra le bancarelle delle case editrici piccole qualche autore tedesco. Ho chiesto ad un ragazzo di una casa editrice piccola ma non troppo. Volevo autori tedeschi. Anche lui era autore di due libretti della casa editrice. Però non mi piaceva il suo stile. Per fargli capire, gli ho detto: sono italiana, saranno almeno 20 anni che sguazzo tra il Disney made-in-Italy e Bonelli, quindi vorrei qualcosa di diverso e tedesco ma che sia accessibile alla mia mente che ha comunque una sua forma particolare.
Alla parola Bonelli fa una faccia come se chissà di cosa stessi parlando.
Bonelli. La casa editrice.
Quella italiana.
Hai presente?
Aspetta, conosci Dylan Dog?
Al che lui fa "aaaaah Dylan Dog sì! E che fa Dylan Dog?"
"Quello è un fumetto Bonelli. I fumetti Bonelli hanno quel formato, sono in bianco e nero e sono abbastanza realistici nei disegni."
Finalmente aveva capito! Aveva capito che i fumetti in cui l'anatomia è un optional non fanno per me! E dunque non è stato capace di consigliarmi nulla di interessante, ma mi sono riuscita a pescare da sola due fumetti di autori tedeschi che sembrano interessanti. Vedremo cosa ne penserò dopo averli letti.
Però essere fumettista e non sapere cosa sia la Bonelli, significa non sapere la storia del fumetto. E non del fumetto italiano ma europeo e mondiale!
Se permettete, io li so i nomi di 3-4 grandi case editrici delle nazioni più conosciute del mondo. Non so i nomi di case editrici indiane, sudafricane o norvegesi, ma Francia, Spagna, Italia, Germania ed Inghilterra le so!

Andando avanti!

Direi che parlando di mostre, carina quella sul DuckWorks. In realtà l'ho visitata di fretta e furia perché a breve sarebbe cominciato il workshop con Ulrich Schroeder ed io, TariToons e Kuto non volevamo perderlo!
Il workshop era una lezione sul come disegnare i personaggi Disney. Sono sincera: non credo aver mai disegnato i personaggi Disney prima di quel momento. Forse mezza volta nel periodo tesi di laurea su PK. Ma nella mia testa non c'è mai stato un pensiero del tipo "Adesso imparo a fare i personaggi Disney e poi ci vado a lavorare.". Probabilmente perché sin da piccolissima ero stata disincantata dalla magia Disney prima ancora di poterla considerare una possibilità di lavoro. Neanche avevo deciso di diventare fumettista e già avevo avuto una chiacchierata con qualcuno che sconsigliava di andarsi a buttare in Disney.
Eppure, neanche i disegnatori Bonelli sono così felici.
Alla fine dei conti, lavorare per una casa editrice più grossa su personaggi che anche se non sei bravissimo a far recitare vendono lo stesso a scatola chiusa, ti fa fare le ossa e ti fa imparare tante piccole cose. Rispettare scadenze, dar conto ad uno sceneggiatore, cambiare vignette perché quello sopra di te non le approva... esperienze che ti faranno essere più grande un domani.
Tornando a Schroeder, lo avevo conosciuto due anni fa allo scorso festival monacense. La chiacchierata con lui fa parte di quei pochissimi tesori luccicanti che la mia breve vita tedesca custodisce orgogliosamente. Mi disse di fare le valigie e tornare in Italia immediatamente, se volessi fare la fumettista.
Per motivi miei son rimasta in Germania. E sinceramente non me ne pento.
Gliene ho parlato, ed è stato felicissimo di trovarmi ancora lì ma con delle idee più formate in testa rispetto a due anni fa.
Il workshop di per sé è stato interessante. Appena avrò voglia farò le scansioni delle mie creazioni.
Il dopo workshop è stato ancora più interessante.
C'è stata questa chiacchierata e poi ha dato delle dritte a me, TariToons e Kuto... come usare i pennelli, la carta e altre cose riguardanti il tratto.
Ci ha mostrato delle tavole e le ha commentate... insomma, un'esperienza ineguagliabile!
Grazie Ulrich!
La via del ritorno da Mohr Villa al Rathaus è stata lunghissima. Pioggia a dirotto che ha inzuppato i nostri disegni autografati da Schroeder, l'autobus che non arrivava, la metro piena di tifosi del FCBayern...
Però ce l'abbiamo fatta!


Una scena del workshop, Schroeder si accinge a terminare il disegno di Qui Quo Qua (sulla destra) ed ha da poco terminato un disegno di Paperinik (sulla sinistra. Quando un bimbo glielo ha chiesto, ha aggiunto che non aveva mai disegnato storie di Paperinik ma che essendo Paperino mascherato gli era possibile a grandi linee poterlo disegnare. Ottimo risultato. Aggiungo una curiosità: TariToons gli ha chiesto Darkwing Duck, e purtroppo non gli era possibile disegnarlo così a freddo senza un character sheet). In questo preciso istante Ulrich sta spiegando perché spesso e volentieri i disegnatori utilizzano un pastello colorato per le matite e poi ripassino ad inchiostro nero.
So che te lo stai chiedendo anche tu, e te lo dico: perché quando poi si effettua la scansione si può escludere il canale del colore ed avere solo l'inchiostro nero pulito senza dover lavorarci sopra ulteriormente!

Credo che per il momento mi fermo qui, troppe informazioni tutte in una volta!
Buona lettura e a presto con qualche appunto dalle conferenze che ho seguito in fiera!

Spillette e magliette disegnate da me!

Pochi giorni fa ho mostrato una foto della maglietta che ho realizzato per il Festival del Fumetto di Monaco di Baviera (Muenchener Comic Festival) che si è tenuto lo scorso fine settimana.
E' ormai ben noto a tutti che non dispongo di una macchina fotografica, se non dell'obiettivo posto sul mio cellulare che si presta a scattare foto decenti ma a risoluzione non troppo utile per usi successivi al souvenir del momento. Detto ciò, è ovvio che le fotografie non rendano giustizia, ma almeno possono rendere l'idea di ciò che ho combinato.
A cosa mi riferisco?
Volevo mostrare le spillette disegnate per la fiera. Che facevano pan dan (che non ho idea di come si scriva) con magliette e borse.
Le borse non le ho ancora fotografate, quindi bisognerà attendere ancora un po'. Per il momento gustatevi queste fantastche foto tratte dal cellulare.


Spillette: grandezza 25 mm.
Ne ho ancora qualcuna, per cui se siete interessati all'acquisto non esitate a lasciare un commento qui nel blog (i commenti vengono letti da me in privato prima di essere pubblicati, quindi niente paura... e se non volete la pubblicazione non vi pubblicherò) o a scrivermi una email.


Magliette: taglie disponibili da XS a XL. Colore beige chiaro. Materiale 100% cotone biologico.
Un successone le magliette, ho deciso di riproporle e di iniziarne la vendita anche tramite internet e a qualche mercatino. Dunque se interessati, come dicevo sopra, contattatemi tramite il blog o email.

Le borse sono rettangolari, di stoffa cotone 100% in bianco o in rosa. Dimensioni circa 40x40 cm. Presto fotografie.

lunedì 3 giugno 2013

E non c'è internet!

Volevo mettere online le mie impressioni e un sunto delle conferenze che ho seguito al Comic Festival Muenchen, ma internet a casa non funziona. Stiamo cambiando il contratto e simpaticamente ci hanno lasciato appesi al nulla. Adesso sono in prestito altrove, scrivo due righe per salutare tutte le persone nuove che ho conosciuto e quelle vecchie che ho reincontrato. Mi spiace che potranno leggermi solo gli italiani se scrivo solo in italiano, ma va bene comunque!
Ancora non sono così nerd (e tantomeno sicura delle mie capacità linguistiche) per poter scrivere e riscrivere i post in tutte le lingue.
Ciao!

venerdì 31 maggio 2013

T-shirts per la fiera di Monaco

Ho creato delle magliette, borse e spille per la fiera del fumetto di Monaco di Baviera. Queste creazioni sono da ieri disponibili presso lo stand ToonsUp, in Altes Rathaus (Marienplatz 15, l'entrata è sotto il portico che conduce a Tal e Viktualienmarkt) al primo piano, stand n. 38.

I created some tshirts, bags and pins for the Munich comic fair. Those creations are available since yesterday at ToonsUp stand, in Altes Rathaus (Marienplatz 15, the entrance is under this arch which gets you from Marienplatz to Tal and Viktualienmarkt) at first floor, stand n. 38.

Ich habe fuer die Muenchener ComicMesse tshirts, taschen und pin-buttons designed. Die sind bei ToonsUp-stand verfugbar. Der stand ist im Alten Rathaus (Marienplatz 15, unter dem bogen der zur Tal und zum Viktualienmarkt bringt) 1. stock, stand n. 38.


domenica 26 maggio 2013

Le sigle sono la colonna sonora di qualunque vita.

Strano a crederci ma vero. Sto scrivendo un nuovo post.
Dopo due settimane di travaglio, eccomi seduta a grambe incrociate sul letto, portatile appoggiato su, dita sulla tastiera.
Devo fare una piccola pausa da quel che stavo facendo, e colgo l'occasione per condividere qualche pensiero.
Questa mattina, appena prima d'iniziare qualsiasi altra attività, volevo preparare una playlist da avere in sottofondo mentre lavoravo. La scelta è caduta su qualche canzone del periodo fine-liceo, di quelle che ascoltavo quando ancora non avevo sogni infranti ma solo sogni e dove non vedevo l'ora che arrivasse il domani per poter realizzare tutti quei progetti che mi passavano nella mente.
E poi scorrendo si arriva sempre alla cartella con le sigle. Le sigle dei cartoni animati. E forza, un paio di quelle vanno aggiunte. Sicuramente Holly&Benj e Palla al centro per Rudy sono un must. E chi mi conosce lo sa bene. Così, dentro nel lettore multimediale. Musica!
Improvvisamente mi vien voglia di ascoltare I cavalieri dello Zodiaco. La cerco su youtube. Nei video consigliati intravedo un fotogramma di Robin Hood che appartiene alla sigla omonima, parte di una playlist di sigle preparata da qualcuno. Finiti i Cavalieri, la clicco e seguo la playlist.
La allego al post, nel caso abbiate voglia di farvi un giro.


Robin Hood è la 17. Dopo c'è E' quasi magia Jonny, Detective Conan, Pokemon, Le Tartarughe Ninja...
Finché non arriva la sigla dei Gargoyle, che credo aver visto un paio di volte in televisione ma non sono troppo sicura di ricordare di cose si trattasse. C'è un tipo che parla e racconta, la mia reazione ad ogni sua frase è stata "Che culo!". I Gargoyle a Manhattan che si risvegliano e prendono vita, wow! Davvero mozzafiato 'sto cartone animato, visto che non me lo ricordo affatto!
L'apice dell'attenzione si alza con l'Uomo Tigre, sigla che bisogna assolutamente cantare a squarciagola perché è troppo figa. Ho alzato gli occhi ed ho guardato lo schermo mentre passava: "Com'è vintage!" ho pensato. Ed avevo gli occhietti a cuoricino.
Abbastanza soddisfatta finché non è arrivata la terza sigla di One Piece, che non mi ricordavo d'aver mai sentito.
E dopo arriva Giorgio Vanni Project! E che è?
Ascoltiamo.
Brano 34 della playlist.
Interessante: Dragon Ball Z arrangiata stile cantante di San Remo. Figata. Sì.
Ma neanche per sogno.
Sembrava una di quelle canzoni a caso che senti alla radio mentre sei in Italia.
Negramaro, Amici o chi per loro.
Scorrendo la playlist ho notato che dopo non c'erano altre canzoni interessanti. Sono risalita su.
Milioni di Sailor Moon sconosciute. Ah, Rossana si può sentire. Che bei ricordi!
Ok, chiudiamo youtube e torniamo alla mia playlist del lettore multimediale.

Questi sono stati i miei pensieri riguardo la colonna sonore di sigle che ho avuto in sottofondo mentre lavoravo.

Lavorare cosa?
Sto facendo delle magliette per la fiera di fumetti di Monaco di Baviera, che inizierà mercoledì.
Mercoledì ci saranno delle conferenze ed apriranno le mostre. Un paio di mostre apriranno già di martedì.
Da giovedì ci sarà anche la sezione fiera-mercato, che durerà fino domenica.
Io sarò allo stand di ToonsUp, con le sopracitate magliette, delle spille, e altri fatti che sono stati preparati da tutto il gruppo.
Per magliette e spille dovrete attendere qualche ora (o domani) che inserirò delle fotografie. Saranno il mio prodotto personale.
Il gruppo presenterà dei fumetti, cartoline e altre cose che vi mostrerò dopo la fiera (sul blog) o durante la fiera se verrete a trovarci.
Su su, lo so che alcuni di voi sono anche in Germania e possono venire a farci un salto!

Alla fiera, dove?
Altes Rathaus (a Marienplatz insomma!), primo piano, stand 38.
Chi manca si perde molto!



martedì 3 luglio 2012

Saggistica e Opinioni - Qualcosa che scrissi sul fumetto

Spulciando tra le cartelle del computer, cercando di fare pulizia eliminando - se mai ci riuscissi - vecchi file, ho trovato alcuni file word piuttosto interessanti.
Ho studiato molto il fumetto, ho letto numerosi saggi, ho letto fumetti.
Ed ho anche scritto in proposito. Vuoi che fosse per un forum, per un blog o per la tesi di laurea... ci ho prodotto anch'io qualcosa. Quando mi capita di rileggere mi vengono i brividi. Certo, qualche frase è ispirata da discorsi più ampi che ho approfondito su libri scritti da altri, ma la maggior parte delle parole e della punteggiatura è stata posta l'una dietro l'altra dalla sottoscritta. E resto a mia volta sorpresa non ricordando quanto sia piacevole ed interessante il testo che ho scritto.
Ho deciso di proporre qualche pezzetto anche sul blog.
Questo brano è un rimaneggiamento di altri testi che scrissi quando frequentavo il primo triennio dell'università, ed è a sua volta l'introduzione ad un ennesimo altro mio scritto sempre riguardante il fumetto come mezzo di comunicazione e di educazione.

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 Spesso, la sera prima di addormentarmi, o sul treno, o in metropolitana, leggo un albo a fumetti.
A volte, alla fine della lettura, medito sul senso di quello che ho letto: ammiro le soluzioni grafiche dei disegnatori e quelle narrative degli sceneggiatori, vado a riguardare le pagine con le sequenze di maggior impatto emozionale, dopodiché chiudo l'albo e lo ripongo con cura ...dove capita in attesa che mi venga voglia di riporlo sull'apposito scaffale.
Io stessa, nel momento in cui voglio comunicare qualcosa, vedo apparire nella mia mente le immagini come fossero le vignette di un fumetto. Sequenza dopo sequenza.
In una società come la nostra, abituata alla comunicazione di massa, ai messaggi pubblicitari e non pubblicitari veicolati attraverso canali sempre più multimediali, si sente dire spesso che si sta perdendo il senso della lettura: si leggono pochi libri e pochissimo i quotidiani e in questa pochezza spicca il recente fenomeno dei quotidiani distribuiti gratuitamente in alcune grandi città d’Italia.
Questo scenario è solo parzialmente negativo: infatti se da un lato si corre il rischio di “disabituarsi” alla lettura pura e semplice a discapito di una visione di insieme delle informazioni che ci giungono, dall’altro si impone un affinamento delle capacità di “leggere il mondo”, ossia, come afferma Giovanni Genovesi “recuperare in pieno l’etimo del termine lettura il cui significato si è reso unilaterale nel tempo per ragioni storiche [....] che determinarono il primato del linguaggio scritto su qualsiasi altra forma di comunicazione”. Leggere significa quindi dare una struttura ad una serie di informazioni di per sé anarchiche. In altre parole l’educazione deve portare a compimento il suo fine ultimo, operando dei cambiamenti sociali educendo delle capacità dagli educandi.
Il fumetto, come tutto il resto può o non può essere veicolo educativo al pari degli altri mezzi di comunicazione di massa.
Attraverso il fumetto è possibile portare avanti delle idee, delle posizioni, dei messaggi, nello stesso modo con cui lo fanno i libri, i quotidiani, ma anche la televisione e la radio: può o non può veicolare un certo tipo di messaggio al destinatario, a seconda delle intenzioni del mittente, al pari degli altri mezzi di comunicazione di massa.
Importanti sono stati i rapporti che il fumetto ha intrattenuto negli anni con gli altri linguaggi della comunicazione di massa, in particolare con il cinema, del quale è considerato quasi un possibile cugino e col quale si influenza vicendevolmente in un piacevole incontro-scontro. La possibilità di sfruttare inquadrature dinamiche e la stesura della sceneggiatura li rendono quasi complementari.
Probabilmente il fumetto nasce quando l’uomo delle caverne, prima ancora che venisse inventata la scrittura, tentava di riprodurre con disegni sulle pareti di roccia, le pareti della sua dimora, le sue avventure di guerra e di caccia.
L’uomo imparò prima a disegnare e poi a scrivere, o meglio imparò a scrivere attraverso il disegno, basti pensare ai geroglifici egiziani. Insomma, arrivando ai giorni nostri, una lunga storia di cui il fumetto, nella sua forma di espressione immediata e semplice è riuscito ad essere frequentemente non solo un mezzo di comunicazione quasi universale, ma anche una forma di espressione della cultura e della tradizione dei suoi autori.
Il fumetto è teoria (la narrazione) e pratica (il disegno) insieme. Il fumetto è arte invisibile[1]. Esso si basa sulla creatività del lettore persino più che sulla creatività degli autori stessi, facendo leva sui punti di forza narrativi ed utilizzando il margine come suo elemento caratterizzante.
Ed è sì un mezzo di comunicazione, ma anche un forte alleato dell’educazione. Può essere utilizzato all’interno di percorsi pedagogici o come testo complesso da analizzare.
Per definire il fumetto come strumento educativo, mi avvarrò di parole non mie: “I temi affrontati in queste pagine sono una piccola parte del grande tesoro nascosto nei meandri di una forma narrativa che riesce a esprimere con la sua versatilità immagini, sensazioni, pensieri, messaggi, conoscenze, saperi. Chi non ha mai letto fumetti non è un lettore completo, e oggi può essere tranquillamente definito analfabeta di un medium dei nostri giorni, come sta accadendo per l’informatica e altre tecnologie che creano problemi a chi non le conosce.
Per un insegnante non conoscere il fumetto non significa solo voler rinunciare a un mezzo che potrebbe essergli di grande aiuto nella didattica, ma diventa anche un problema di impossibilità di potersi confrontare integralmente con i propri alunni poiché invece di porsi verso la conoscenza di altri linguaggi preferisce nascondersi dietro ai pregiudizi. Del resto atteggiamenti di questo tipo sono ricorrenti: è accaduto ai disegni animati, ai fumetti, ai videogiochi, a internet e continuerà ad accadere a tutto ciò che per la scuola è nuovo e diverso. [...] La civiltà si è raggiunta cambiando. Tutto ciò che è nuovo è prodotto dalla civiltà. Per criticarlo o apprezzarlo bisogna prima conoscerlo.”[2]
Queste parole sono più che vere ed ho avuto il modo di rendermene conto di persona.
Mi trovavo a casa di un’amica di mia madre. L’amica ha una figlia che allora frequentava la prima media, ero lì in attesa del termine della chiacchierata delle due mamme e mi offrii di darle una mano coi compiti. Tra un esercizio e l’altro, scoprimmo alcuni interessi comuni nonostante gli anni di differenza. Tra questi, alcune letture che anche io avevo fatto anni prima e l’intramontabile produzione a fumetti Disney.
Doveva analizzare alcune fiabe secondo le sfere d’azione individuate da Propp ed era indecisa sull’assegnare alcuni ruoli a certi personaggi. Sfogliai quel libro per ripassare quelle nozioni che quasi avevo dimenticato. Erano anni che non prendevo in mano un libro di antologia. Era abbastanza diverso da quello che utilizzai io in prima media. Sul mio libro non c’erano i fumetti. Anzi, c’erano ma erano delle strisce molto vecchie e poco attuali, analizzate nel peggior modo possibile e come se non fossero al medesimo livello di un quotidiano, un libro di narrativa o una canzone. Le tavole che trovai su questo nuovo libro di antologia, invece, erano tavole molto recenti di nemmeno una decina di anni prima. Tra le tavole, anche una tratta dall’albo PKNA#0 – Evroniani.
La ragazzina rimase colpita da come, guardando di sfuggita la tavola, le sapessi dire anche chi fosse il disegnatore. Lessi le attività correlate e le trovai interessanti e ragionate. Chi aveva realizzato quel libro aveva fatto delle scelte oculate ed aveva integrato bene il fumetto con le altre forme narrative.
La ragazzina mi disse che la professoressa aveva saltato quei capitoli dedicati al fumetto perché non ne capiva nulla e non voleva metterci il naso.
Come è possibile?
Quando andavo alle scuole medie, la professoressa d’italiano raccomandava a tutti di comprare il Giornalino e di leggerlo in ogni sua parte: dalle rubriche della posta ai fumetti. E, soprattutto, di leggere la Divina Commedia che in quegli anni era pubblicata a puntate all’interno della rivista, sotto forma di fumetto.
La professoressa in questione non era però molto ferrata sull’argomento “fumetto”. Era solo un modo per farci avvicinare alla letteratura attraverso l’immagine, più facile e semplice da capire. Anche se anni fa non me ne rendevo conto.
Il fumetto può essere il primo passaggio verso una lettura più impegnata ed impegnativa, come l’esempio della Divina Commedia a fumetti, ma se ne distacca e diventa un prodotto “difficile” se lo si vuole analizzare di per sé, proprio come linguaggio specifico . Limitandosi all’analisi del contenuto, l’individuazione delle sfere d’azione e la risposta a semplici domande può ritenersi esaustiva; ma, se si vuol analizzare il fumetto ricercando figure retoriche ed artifici letterari, si deve necessariamente analizzare il disegno e l’aspetto grafico.
Che sia questa duplicità del fumetto a spaventare gli insegnanti?
Forse no. Forse quel che spaventa del fumetto è la sua forza di mettere in moto la creatività che “diventa essenziale nei processi di ristrutturazione e formazione di modelli altri perché libera da prigioni concettuali, cambia i punti di vista.”[3] Insomma mette in moto il cervello e favorisce il comprendere.
Date queste premesse nei confronti del fumetto in quanto mezzo di comunicazione e possibile alleato della didattica, ecco una bella “guida al comprendere” i fumetti: curiosità, caratteristiche generali e inviti all’analisi.
Affinché il fumetto possa essere apprezzato da tutti come mezzo di comunicazione educativo.


[1]
Scott McCloud, “Capire il fumetto. L’arte invisibile” (ed. or. “Understanding comics. The invisible art”, Kitchen Sink Press, 1993), Torino, Vittorio Pavesio Production, 1996.
“Vedete quello spazio tra le vignette? È quello che nei fumetti si chiama «margine». E, nonostante la semplicità del termine, il margine ospita molta della magia e del mistero che sono nel cuore stesso dei Fumetti! Qui, nel limbo del margine, l’immaginazione umana prende due immagini separate e le trasforma in un’unica idea. Tra le due vignette non vediamo nulla, ma l’esperienza ci dice che deve esserci qualcosa. [...] Ogni atto che il disegnatore affida alla carta è aiutato e istigato da un complice muto. Un socio paritario nel delitto noto come lettore. In quest’esempio posso aver disegnato un’ascia che viene sollevata, ma non sono quello che l’ha lasciata cadere o che ha deciso con quanta forza colpire, o chi ha gridato, o perché. Quello, caro lettore, è stato il tuo crimine personale.”


 [2] Gianna Marrone, “Il fumetto tra pedagogia e racconto. Manuale di didattica dei comics a scuola e in biblioteca.”, Latina, Tunué, 2005.

[3] Corso di Pedagogia e didattica dell’arte A.A. 2006/2007 di Donella Di Marzio